Il corpo non è un bersaglio!
Oggi, 16 maggio, l'Italia celebra per la prima volta la Giornata Nazionale contro il Body Shaming, istituita con la legge 150 del 3 ottobre 2025. Un riconoscimento istituzionale importante per un fenomeno che non è mai "solo uno scherzo": la denigrazione dell'aspetto fisico produce effetti reali sulla salute psicologica, sul rapporto con il cibo e sul benessere complessivo della persona.
Una data che segna un cambiamento culturale
Dal 16 maggio l'Italia ha una Giornata nazionale contro la denigrazione dell'aspetto fisico delle persone. Una scelta che segna un passaggio culturale prima ancora che politico: il body shaming viene riconosciuto per ciò che è, una forma di violenza psicologica capace di produrre sofferenza reale, isolamento, disturbi alimentari, depressione e, nei casi più estremi, conseguenze devastanti.
La legge del 3 ottobre 2025, n. 150 riconosce il giorno 16 maggio quale Giornata nazionale contro la denigrazione dell'aspetto fisico delle persone. Il colore simbolo della Giornata è il fucsia, scelto per rappresentare l'ottimismo dinamico e l'evoluzione personale che porta all'affermazione di se stessi.
Per chi lavora nella nutrizione e nel benessere, questa giornata non è una ricorrenza esterna alla propria professione. È, al contrario, una finestra diretta su uno dei nodi più delicati e spesso irrisolti del rapporto tra le persone e il proprio corpo.
Cos'è il body shaming, davvero
Per body shaming si intende l'atto di deridere, umiliare o giudicare una persona per il suo aspetto fisico, attraverso parole, immagini, commenti o comportamenti che colpiscono caratteristiche corporee come peso, altezza, corporatura, capelli o altri tratti fisici. Si tratta di comportamenti che possono avere conseguenze profonde sul benessere delle persone, incidendo sulla loro autostima, provocando isolamento sociale, ansia, depressione e disturbi alimentari.
Va detto con chiarezza: il body shaming non abita solo nei commenti aggressivi dei bulli scolastici o nei messaggi anonimi dei social. Abita anche nelle frasi dette con affetto ("sei ingrassata, stai bene?"), nei commenti familiari a tavola, nelle battute tra colleghi, nelle comunicazioni pubblicitarie che propongono corpi irraggiungibili come standard di riferimento. Abita, spesso, nella voce interiore con cui molte persone si parlano ogni mattina davanti allo specchio.
Il body shaming rappresenta una forma di violenza psicologica e verbale spesso sottovalutata, ma che può incidere profondamente sull'autostima, sul benessere emotivo e sulla qualità delle relazioni, in particolare nelle fasce più giovani della popolazione.
Il legame tra body shaming e rapporto con il cibo
Questo è il punto in cui la prospettiva nutrizionale diventa essenziale, e spesso trascurata nel dibattito pubblico.
Il body shaming non agisce solo sull'umore o sull'autostima in modo astratto. Agisce, in modo molto concreto, sul comportamento alimentare. Le ricerche in questo campo mostrano una correlazione solida tra esperienze di denigrazione corporea e sviluppo di comportamenti alimentari disfunzionali: restrizione calorica severa, abbuffate compulsive, uso del cibo come regolatore emotivo, evitamento di situazioni sociali che coinvolgono il pasto.
La persona che ha interiorizzato un messaggio di vergogna rispetto al proprio corpo non parte da una posizione neutra quando si siede a tavola. Parte da una posizione di conflitto. E da quella posizione è estremamente difficile costruire un rapporto equilibrato, sereno, consapevole con l'alimentazione.
Questo spiega perché tante diete falliscono, non per mancanza di volontà, non per scarsa informazione nutrizionale, ma perché vengono intraprese come atto di punizione verso un corpo percepito come inadeguato, piuttosto che come atto di cura verso un corpo che merita di stare bene.
Il ruolo del nutrizionista: non solo calorie
Un nutrizionista che lavora con consapevolezza sa che il suo lavoro non si esaurisce nella composizione di un piano alimentare. Sa che ogni persona che arriva in studio porta con sé una storia, fatta di messaggi ricevuti, di giudizi interiorizzati, di tentativi falliti, di vergogna taciuta.
Un approccio alla nutrizione autenticamente orientato al benessere deve:
Partire dalla persona, non dal peso. Il peso è un dato, non un giudizio. Non è l'unico indicatore di salute, né il più importante. Un professionista aggiornato lavora su parametri di benessere complessivi, energia, qualità del sonno, relazione col cibo, marcatori metabolici, non solo sulla bilancia.
Decostruire i messaggi disfunzionali. Molte delle convinzioni con cui le persone arrivano in studio ("devo eliminare i carboidrati", "devo meritarmi il cibo che mangio", "se mangio quello sono debole") sono il sedimento di anni di messaggi culturali distorti. Aiutare le persone a riconoscerli e metterli in discussione è parte integrante del lavoro nutrizionale.
Collaborare con altri professionisti. Quando il rapporto con il cibo e con il corpo è fortemente compromesso, il nutrizionista lavora meglio in sinergia con psicologi, psicoterapeuti, specialisti dei disturbi alimentari. La nutrizione da sola non è sufficiente, e riconoscerlo è segno di professionalità, non di debolezza.
Usare un linguaggio neutro rispetto al corpo. Le parole contano. Un professionista della nutrizione dovrebbe evitare sistematicamente commenti sull'aspetto fisico del paziente, frasi che associano il valore della persona al peso, o qualsiasi forma di linguaggio che rinforzi la vergogna corporea.
Body positivity, body neutrality: due approcci da conoscere
Il dibattito culturale sul rapporto con il corpo ha prodotto negli ultimi anni due correnti principali, entrambe utili da conoscere per chi lavora nel benessere.
La body positivity invita ad amare il proprio corpo così com'è, in ogni sua forma. È un messaggio potente, liberatorio, necessario, soprattutto per chi ha trascorso anni a combattere il proprio riflesso. Il suo limite è che per alcune persone, in certi momenti del percorso, "amare il proprio corpo" sembra un obiettivo irraggiungibile, quasi un'ulteriore fonte di pressione.
La body neutrality propone un passo indietro: non è necessario amare il proprio corpo ogni giorno. È sufficiente trattarlo con rispetto. Riconoscere ciò che sa fare, respirare, muoversi, guarire, sentire, senza giudicarne l'estetica. È un approccio spesso più accessibile, soprattutto nelle fasi iniziali di un percorso di riconciliazione con se stessi.
Entrambe le prospettive condividono un principio fondamentale: il valore di una persona non dipende dall'aspetto del suo corpo. Mai.
Perché oggi conta, per tutti noi
La prima Giornata Nazionale contro il Body Shaming arriva in un momento in cui i social media amplificano quotidianamente i messaggi sul corpo, filtri, confronti, standard irraggiungibili, commenti non richiesti. Arriva mentre i disturbi del comportamento alimentare mostrano un'incidenza crescente anche nelle fasce d'età adulta, non solo tra gli adolescenti.
Riconoscere il body shaming per quello che è, una forma di violenza psicologica, non uno scherzo, non una critica costruttiva, non un consiglio disinteressato, è il primo passo. Il secondo è costruire, attorno alle persone, contesti in cui il corpo sia trattato con rispetto: nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, negli studi medici e nutrizionali.
Se stai attraversando un momento difficile nel rapporto con il tuo corpo o con il cibo, sappi che non devi affrontarlo da solo. Un nutrizionista competente, affiancato quando necessario da un professionista della salute mentale, può accompagnarti in un percorso che parte dal rispetto, non dalla vergogna.
⚠️ Disclaimer
📌 Le informazioni riportate hanno finalità esclusivamente informative e divulgative.
Non costituiscono consulenza medica o nutrizionale personalizzata e non sostituiscono il parere del professionista.
Ogni situazione individuale richiede una valutazione specifica da parte di un nutrizionista o medico qualificato.
